Prepararsi al meglio

Un’avventura meravigliosa: avere un bambino è davvero un momento magico, ricco di emozione e di gioia ma anche, inevitabilmente, di un po’ di insicurezza e di qualche inevitabile timore. Ogni mamma vive la propria gravidanza a modo suo, secondo il proprio carattere, le condizioni fisiche, la situazione familiare, l’età e molti altri fattori; e non esiste, a tutt’oggi, nessuna scuola ufficiale per “diventare mamme”. Ma è anche vero, d’altro canto, che la scienza medica da un lato e l’esperienza dall’altro hanno permesso di individuare una serie di comportamenti, atteggiamenti, precauzioni in grado di facilitare alle future mamme il loro prezioso, importantissimo e insostituibile compito.  Avere un figlio è un evento del tutto naturale,che si ripete da milioni di anni nelle più diverse condizioni; disporre di quelle informazioni che ti consentono di mantenere nel modo migliore la tua salute e la tua energia ti può regalare una marcia in più per assicurare il miglior benessere del tuo bambino e della tua famiglia. Inoltre avere un figlio vuol dire anche diventare mamma e ogni giorno che vivrai con il tuo bambino, sin dal concepimento, sarà un’avventura piena di scoperte che ti insegneranno a conoscervi e a conoscerti.

Una gravidanza serena inizia prima ancora del concepimento; questo non significa che è necessaria una complessa pianificazione, una rigida disciplina o un comportamento “speciale”, ma semplicemente che esistono poche, semplici regole che consentono di prepararsi nel modo migliore a questa meravigliosa esperienza. 

Il fumo è un’abitudine dannosa: i dati scientifici dimostrano che fumare durante la gravidanza aumenta significativamente il rischio di un parto pre-termine e/o di un bambino sottopeso. È stata inoltre registrata, nei bebè nati da mamme fumatrici, una maggiore predisposizione a contrarre infezioni dell’apparato respiratorio. Secondo recenti studi, il fumo materno è anche un significativo fattore di rischio per la cosiddetta SIDS, la sindrome della morte improvvisa del lattante spesso nota come “morte in culla”. Stop assoluto al fumo, quindi, includendo in questo anche il fumo passivo di altre persone.
Un eccessivo uso di bevande alcoliche può essere molto dannoso per il feto: L’abuso di alcol è collegato a un maggior rischio di malformazioni, ritardi mentali, problemi di accrescimento e mortalità neonatale. Questo non significa, comunque, negarsi il piacere di un buon bicchiere di vino di tanto in tanto, ma una grande moderazione in questo senso è in ogni modo da consigliare.
È opportuno mantenere in forma il fisico già prima del concepimento e poi nel corso di tutta la gravidanza, è bene compiere con regolarità (almeno 3 volte la settimana) qualche decina di minuti di esercizi di tipo aerobico, evitando comunque saltelli o sforzi particolarmente intensi.
Nel corso della gravidanza, poi, è sempre bene consultarsi con il medico prima di assumere qualsiasi medicinale, inclusi quelli che si sono sempre usati abitualmente, quelli in vendita senza prescrizione medica e i preparati omeopatici. Anche le vaccinazioni sono decisamente sconsigliabili durante la gravidanza.Per quanto riguarda le radiografie, meglio aspettare il termine della gravidanza, consultandosi comunque con il proprio medico per valutare nel modo più completo la situazione.
La legge tutela esplicitamente la gestante che, durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto, non può svolgere compiti faticosi o pericolosi: nel caso non sia possibile affidarle mansioni più sicure, la donna ha diritto di anticipare il periodo di astensione per maternità, dietro presentazione di certificato medico.

La toxoplasmosi è una malattia che provoca sintomi generalmente lievi nelle persone adulte, ma che può causare gravissimi danni se contratta dal feto nel corso della gravidanza. Si può contrarre la toxoplasmosi consumando o preparando carne cruda, attraverso verdure non lavate o anche attraverso le feci dei gatti, in cui si può annidare il parassita responsabile di questa malattia. Meglio quindi chiedere a qualcun altro di pulire la lettiera del micio di casa, anche se il rischio non riguarda i gatti domestici (a meno che non siano alimentati con carne cruda) ma solo quelli che, vivendo all’esterno, possono venire contagiati da randagi o da topi e uccelli infetti.

 

Fin da prima del concepimento, per tutta la gravidanza e poi nella fase dell’allattamento, una corretta alimentazione è uno dei pilastri fondamentali per la salute e il benessere della mamma e del bambino.  È importante fare attenzione a scegliere cibi freschi, naturali, di sicura provenienza: molta frutta e verdura, ma anche cereali, carne, pesce, latticini, cucinati in modo sano e leggero. L’importante è variare e bilanciare l’apporto dei vari nutrienti e usare qualche semplice accorgimento e cautela che permetta di evitare alimenti poco indicati o addirittura potenzialmente dannosi per la mamma e per il bambino.

L’aumento di peso ideale nel corso della gravidanza dipende da molti fattori, tra cui l’età, la struttura fisica e il peso della mamma prima del concepimento. In ogni caso, in media si considera corretto un aumento complessivo di circa 10/12 kg nell’arco dei nove mesi.- In linea di massima, e in particolare negli ultimi mesi della gravidanza, è preferibile suddividere l’assunzione di cibo nell’arco della giornata: a parità di quantità, meglio 5/6 spuntini leggeri che due pasti sostanziosi. In media, il maggior consumo energetico dell’organismo richiede l’assunzione di circa 2/300 calorie al giorno in più, rispetto al normale regime alimentare della mamma. - È sempre bene ricordare che con la gravidanza aumenta anche in misura significativa la necessità di liquidi: è buona norma quindi bere in abbondanza, soprattutto acqua o succhi di frutta ma limitando al massimo bevande gassate e dolcificate.

 

Durante la gravidanza è indispensabile un elevato apporto di proteine possibilmente provenienti da fonti diverse, in particolare da cibi di origine animale che contengono le cosiddette “proteine nobili” (i cui aminoacidi non possono essere sintetizzati dall’organismo umano e devono quindi essere ottenuti unicamente attraverso l’alimentazione): carne, pesce, uova, latticini. Ma anche altri alimenti possono fornire un valido apporto proteico: legumi come fagioli, piselli e lenticchie, soprattutto se combinati con cereali come pasta o riso, sono un’ottima fonte alternativa.

Durante la gravidanza non deve mancare un corretto apporto di carboidrati, facendo però attenzione a evitare di assumere calorie “vuote” (come quelle derivanti dagli zuccheri contenuti in bevande dolcificate, merendine, dolciumi e snack) e privilegiando prodotti come riso, pane, pasta.

Anche le vitamine svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento del benessere della mamma e nello sviluppo del feto. E poiché l’organismo umano non è in grado di “immagazzinare” queste sostanze, è necessario assumere ogni giorno alimenti che ne contengano la giusta quantità, in modo tale da rifornire costantemente il fisico. Via libera, quindi, a frutta e a verdure di ogni tipo (che sono spesso anche un’ottima fonte di sali minerali), ma anche a latticini, carne, pesce e cereali, ricchi in particolare di vitamine del gruppo B.

Tra i minerali indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo, due in particolare ricoprono un ruolo importantissimo per lo sviluppo del feto: ferro e calcio. 

Carne e pesce sono gli alimenti che forniscono il maggior quantitativo di ferro. Il calcio, invece, è fondamentale per lo sviluppo dell’intero apparato scheletrico: i latticini ne contengono in grande quantità, ma un buon quantitativo di calcio è presente anche nelle verdure a foglia verde, nei broccoli e in alcuni pesci di piccola taglia.

La fibra alimentare (la parte filamentosa che tiene insieme i vegetali) non fornisce alcun apporto calorico e non contiene elementi quali vitamine, proteine o sali, ma è comunque un elemento importante per una corretta alimentazione in gravidanza.

L’acido folico è una vitamina del gruppo B importantissima per lo sviluppo del sistema nervoso del feto, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza: è possibile assumere acido folico sotto forma di compresse; in ogni caso, è bene non farsi mai mancare quei cibi che ne sono particolarmente ricchi, come ad esempio verdure a foglia verde, cereali, lievito, asparagi, banane, limoni.

 

Le cose da fare:

  • Lavare bene la verdura: è buona regola lavare sempre con molta cura le verdure sciacquandole più volte, inclusi i prodotti crudi già preparati, come le insalate in sacchetto. 
  • Eliminare i grassi in eccesso 
  • Surgelare se manca il tempo: può essere utile preparare in anticipo e surgelare una scorta di verdure già pulite, o addirittura qualche piatto già cucinato: in questo modo si potrà risparmiare tempo e si eviterà la tentazione di buttarsi – per fame e stanchezza - su qualche soluzione invitante, veloce ma decisamente poco sana.
  • Bere molto, ma non di tutto: In gravidanza il bisogno di liquidi aumenta significativamente, ed è quindi opportuno mantenere il corpo sempre ben idratato, facendo però attenzione alla scelta delle bevande: benissimo l’acqua, i succhi di frutta (senza aggiunta di dolcificanti), le spremute di frutta fresca.
  • Massima igiene in cucina: È molto importante, anche una volta a casa, proteggere i cibi da eventuali batteri che potrebbero contaminarli.

Le cose da evitare:

  • Carne cruda: Anche la carne cruda è un possibile canale di trasmissione della toxoplasmosi.
  • Altri alimenti crudi: Un’altra malattia con effetti limitati sull’organismo della mamma, ma potenzialmente molto pericolosi per il feto è la listeriosi, infezione provocata dal batterio della listeria. Questo batterio prolifera negli alimenti crudi.
  • Salse a base di uova: Uova e carne di pollo – soprattutto se provenienti da allevamenti non controllati - possono trasmettere la salmonellosi: è bene quindi consumare questi alimenti solo una volta ben cotti, evitando anche la maionese casalinga e altre salse a base di uovo crudo. 
  • Alimenti a lunga conservazione: I cibi confezionati a lunga conservazione possono spesso contenere sostanze chimiche decisamente poco salutari durante la gravidanza, come conservanti, coloranti e additivi di vario tipo.

 

Le fasi della gravidanza

La prima fase della gravidanza - fino alla 14° settimana - è un periodo di grandissimi cambiamenti, seppure in gran parte non visibili dall’esterno, che riguardano tanto la mamma quanto il nascituro. Al termine del primo trimestre si riducono in modo significativo i rischi di un aborto spontaneo

Da “fagiolino” a bebè: alla 14° settimana il feto ha già sviluppato tutti i principali organi ed ha assunto l’aspetto di un essere umano: la testa è ancora molto grossa rispetto al resto del corpo, ma il volto si è già formato, come pure gli occhi, ancora chiusi poiché le palpebre sono in fase di sviluppo. Iniziano a svilupparsi i tessuti ossei e le gemme dei denti permanenti; i genitali esterni sono visibili (e l’ecografia potrebbe già rivelare il sesso del nascituro) e sono presenti le unghie sulle dita delle mani e dei piedi. In questa fase il feto è in grado di muoversi all’interno dell’utero, anche se le sue “acrobazie” non vengono ancora percepite dalla mamma: piega e stende braccia e gambe, contrae le labbra, gira la testa, sobbalza agli stimoli esterni e può anche avere il singhiozzo. Alla 14° settimana Peso: 48 grammi Lunghezza: 9 cm (testa-coccige) Battito cardiaco: 110-160 battiti al minuto

Nel primo trimestre il fisico materno deve adeguarsi a molti cambiamenti. Fin dalle prime settimane il seno aumenta di volume e diventa più sensibile, mentre i capezzoli tendono ad assumere un colore più scuro. L’aumento di peso, in questo periodo, è limitato (1/2 chili), ma potrebbe addirittura non verificarsi in caso di nausea e vomito particolarmente intensi. Il cuore aumenta la sua attività, pulsando più velocemente e pompando un maggior volume di sangue: manterrà questi ritmi fino al termine della gravidanza. L’utero si dilata, anche se nelle prime settimane questo sviluppo non sarà percepibile, se non, molto spesso, per un maggior stimolo a urinare. Dopo una prima fase di grande turbolenza nell’attività ormonale, che può causare reazioni come sbalzi di umore, variazioni nello stimolo sessuale, mutamenti nel gusto e nell’appetito, la situazione incomincia a stabilizzarsi. La vagina secerne un liquido trasparente,tipico della gravidanza. Una sensazione di stanchezza e sonnolenza è frequente.

 

  • Visita dal ginecologo, una volta al mese. 
  • Prima ecografia. Di norma viene effettuata nel corso della prima visita (e comunque entro la 13° settimana).
  • Emocromo. Serve a diagnosticare un'eventuale anemia. 
  • Test di Coombs. Quando il sangue della gestante è Rh negativo e quello del partner RH positivo, è possibile che quello del feto sia Rh positivo. In tal caso, l’organismo materno può produrre anticorpi in grado di distruggere i globuli rossi del bebè. L’esame ricerca questi anticorpi.
  • Rubeo Test. Consente di ricercare gli anticorpi per la rosolia. 
  • Toxo test. Se è positivo, la gestante è immune alla toxoplasmosi. Se è negativo dovrà invece osservare alcune precauzioni per evitare di contrarla. 
  • Glicemia. Serve a diagnosticare un eventuale diabete gestazionale. 
  • Transaminasi. Valuta la funzionalità epatica.
  • Test dell'HIV e dell'epatite B e C. 
  • Analisi delle urine, a cadenza mensile.

 

Intorno al terzo mese di gravidanza, le esigenze alimentari dell’organismo cominciano a cambiare: 

  • Il fabbisogno quotidiano calorico si accresce di circa 300 calorie, la maggior parte delle quali è bene che provengano da carboidrati come pasta, pane o riso. 
  • Aumenta il fabbisogno di proteine, ferro, acidi grassi omega-3 e calcio, indispensabili per il corretto sviluppo dell’embrione.
  • Anche le richieste di sali minerali, fibre e vitamine (incluso l’acido folico) si accrescono: frutta e verdura fresche sono importanti fonti di tutti questi elementi. 
  • Per condire è bene utilizzare l’olio extra vergine di oliva, che contiene buone quantità di vitamina E (un potente antiossidante naturale).
  • È bene bere molto, privilegiando acqua o spremute di frutta (meglio se fatte in casa e senza zucchero).

 

Il periodo che va dalla 15° alla 26° settimana di gravidanza è per molte mamme quello più piacevole: il pancione cresce, ma non è ancora tanto ingombrante da creare difficoltà e molti dei piccoli disturbi delle prime settimane si sono ormai acquietati. Intorno alla 26° settimana sulla mano del bambino sono già comparse le linee del palmo e le impronte dei polpastrelli. Il bebè continua la sua crescita: le proporzioni tra la testa e il resto del corpo iniziano ad avvicinarsi a quelle di un neonato, la pelle – seppure raggrinzita – ha preso colore, muscoli e ossa si stanno sviluppando. Anche i polmoni, seppure non completamente formati, stanno crescendo: al loro interno si vanno formando gli alveoli. Il cervello si sviluppa, tanto che intorno a quest’epoca i tracciati delle onde cerebrali sono già simili a quelli di un neonato. I suoi movimenti si fanno più marcati (ora è anche in grado di succhiarsi il pollice) e vengono percepiti dalla mamma in modo sempre più netto: calcetti e capriole che rappresentano per il feto una vera e propria “ginnastica prenatale”.

In questa fase, poi, i sensi del bambino incominciano ad affinare il loro funzionamento: il bebè è in grado di riconoscere anche la voce del papà e di “ascoltare” musiche e canzoni.
Il bambino è ora in grado di deglutire e riconosce i sapori dolci e amari che caratterizzano il liquido amniotico. Percepisce sulla pelle i massaggi e le carezze che, dal ventre della mamma, si irradiano fino a lui attraverso il liquido amniotico. È solo nel secondo trimestre di gravidanza che le palpebre del bambino iniziano a dischiudersi.
Alla 26° settimana: Peso: circa 1 kg; Lunghezza: 25 cm (testa-coccige)

 

Continuano i controlli mensili dal ginecologo:

Di norma tra la 20ª e la 22ª settimana viene eseguita la seconda ecografia, chiamata “morfologica”, che serve a valutare l’anatomia del bambino per lo screening delle principali malformazioni.

Si ripetono a cadenza mensile gli esami delle urine

 

Nel corso del secondo trimestre (intorno al quarto mese) è il momento di valutare insieme al proprio medico l’opportunità di effettuare o meno l’amniocentesi. Questo esame permette di diagnosticare ogni eventuale alterazione cromosomica del feto (anche se non consente di escludere qualunque malattia o difetto di sviluppo). L’esame consiste in un prelievo di liquido amniotico effettuato attraverso l’addome materno, con un ago che viene guidato con l’aiuto delle immagini ecografiche per evitare di toccare il feto.
Il secondo trimestre di gravidanza è quello in cui si registra l’aumento di peso maggiore: per questo motivo è ancor più opportuno continuare a seguire un’alimentazione completa e bilanciata, che fornisca tutti i nutrienti necessari ma che al tempo stesso non sovraccarichi il fisico della mamma. Meglio quindi attenersi ancor più strettamente alle regole-base. 
  • Abbondare con la verdura fresca, magari all’inizio del pasto in modo da stimolare il senso di sazietà.
  • Non “saltare” mai la prima colazione.
  • Ricordarsi di bere molta acqua, in particolare se il clima è caldo, evitando invece bevande zuccherate e alcolici. 
  • Limitare al massimo i grassi, che forniscono una grande quantità di calorie e, in proporzione, un minor apporto di altri elementi nutritivi.
  • I carboidrati (pane, pasta, cereali) continuano a rimanere la base dell’alimentazione e i principali fornitori di energia.
  • Mangiare con calma, lentamente, prendendosi il proprio tempo, in un ambiente piacevole e rilassato .
  • Affiancare una leggera attività fisica, come una tranquilla passeggiata tutti i giorni.

 

Inizia l’ultima fase della gravidanza: il pancione si fa sempre più pesante, il bambino ha meno spazio per muoversi, le prime avvisaglie del parto si fanno a mano a mano sentire. Fin dall’inizio del terzo trimestre, in caso di parto prematuro le probabilità di sopravvivenza del bambino sono buone, e aumentano progressivamente con il progredire delle settimane. Intorno alla 34° settimana il bambino è ormai perfettamente formato: le settimane che mancano al parto gli serviranno soprattutto per aumentare di peso e per completare lo sviluppo dei polmoni.Negli ultimi tre mesi di gravidanza si completa lo sviluppo di tutti gli organi del bambino; la pelle è rosea e perde lo strato lanuginoso che l’aveva ricoperta nei mesi precedenti; le unghiedelle mani e dei piedi completano la loro crescita e sulla testa possono già essere cresciuti molti capelli. Fin dalla 30° settimana il bambino riesce a vedere e a mettere a fuoco; al momento della nascita, il suo campo visivo sarà di circa 20/25 cm.; in questo stesso periodo, nei maschietti, i testicoli scendono dall’inguine e raggiungono lo scroto. Con il passare del tempo, lo spazio a disposizione all’interno dell’utero è sempre meno e il bambino si muove con maggiore difficoltà; in genere tra la 34° e la 36° settimana effettua una rotazione completa del corpo che gli consente di assumere la posizione cefalica in preparazione al momento della nascita. Nell’intestino si è accumulata una sostanza verde-nerastra, il cosiddetto meconio: la sua prima popò, che sarà espulsa dopo la nascita o, talvolta, durante il parto. Alla 34° settimana.

Peso:  circa 2,5 kg; Lunghezza: 32 cm (testa-coccige) Alla 40° settimana (data prevista del parto) Peso: circa 3/4 kg; Lunghezza: 35-37 cm (testa-coccige)

L’organismo materno si va adattando al sempre maggiore peso e ingombro del bambino e inizia a prepararsi al momento del parto. 

  • L’aumento di peso nel trimestre si aggira intorno ai 5 chili.
  • Il seno incomincia a produrre il colostro.
  • Il maggior peso dell’utero sulla vescica rende sempre più frequente lo stimolo a urinare. 
  • Nell’ultimo periodo della gravidanza si incominciano a percepire degli indurimenti e contrazioni dell’utero, non dolorose, della durata di qualche decina di secondi.
  • La crescita del feto comprime verso l’alto il diaframma, causando spesso una fastidiosa sensazione di affanno.
  • La postura si modifica, inarcando la schiena all’indietro.

 

Proseguono le visite ginecologiche, a cadenza mensile o con una frequenza maggiore, se il medico curante lo ritiene opportuno. - Continua anche l’effettuazione dell’esame delle urine, a cadenza mensile, come pure, se necessario, il test di Coombs e il toxo-test. - Intorno alla 36°/37° settimana viene di norma effettuato un secondo test dell’HIV e dell’epatite B e C, dopo quello effettuato all’inizio della gravidanza. - Fra la 30ª e la 32ª settimana è generalmente programmata la terza ecografia, per mezzo della quale si verifica se il feto sta crescendo bene e se la sua posizione fa prevedere un parto naturale. - Con l’avvicinarsi della data del parto possono intensificarsi ulteriori controlli, a discrezione del medico, per tenere la situazione pienamente sotto controllo: ecografie supplementari, controllo del battito cardiaco fetale. - Icontrolli sulla pressione sanguigna si fanno più frequenti, dal momento che con l’avanzare della gravidanza aumentano le probabilità di ipertensione; questo consente di verificare che non vi siano rischi di pre-eclampsia, un disturbo potenzialmente grave che si manifesta tra l’altro con un forte rialzo della pressione. - Intorno alla 37° settimana il ginecologo potrebbe ritenere opportuna l’effettuazione di un tampone vaginale per diagnosticare un’eventuale infezione da streptococco beta-emolitico, rischiosa per il benessere di mamma e bimbo.

Da un lato il peso del pancione, che può creare problemi digestivi e di reflusso, dall’altro l’emozione e l’ansia legate all’avvicinarsi al momento del parto, che spingono in molti casi a sfogare sul cibo la propria agitazione: l’alimentazione della futura mamma nel terzo trimestre di gravidanza merita un’attenzione particolare. È non farsi mancare carne (sia rossa che bianca), pesce (come il pagello e la mormora, particolarmente ricchi di ferro) e uova (che contengono inoltre fosfolipidi, acidi grassi utili per la formazione delle membrane cellulari del sistema nervoso), come legumi e spinaci. in ogni caso è consigliabile limitare il consumo di sale.

Per aiutare a combattere l’agitazione che può insorgere nella futura mamma è possibile mettere in tavola alimenti ricchi di triptofano, sostanza che ha la capacità di favorire il rilassamento: ne contengono in grande quantità, ad esempio, le arachidi, il tuorlo d’uovo, il pollo, le sarde, il latte e i formaggi in genere. 
La regola principale per l’alimentazione della futura mamma è comunque quella del buon senso e dell’equilibrio.

 

La toxoplasmosi è una malattia che provoca sintomi generalmente lievi nelle persone adulte, ma che può causare gravissimi danni se contratta dal feto nel corso della gravidanza. Si può contrarre la toxoplasmosi consumando o preparando carne cruda, attraverso verdure non lavate o anche attraverso le feci dei gatti, in cui si può annidare il parassita responsabile di questa malattia. Meglio quindi chiedere a qualcun altro di pulire la lettiera del micio di casa, anche se il rischio non riguarda i gatti domestici (a meno che non siano alimentati con carne cruda) ma solo quelli che, vivendo all’esterno, possono venire contagiati da randagi o da topi e uccelli infetti.

Il parto

Il grande momento è arrivato: il bambino sta per nascere. Per affrontare al meglio questa straordinaria esperienza, ecco alcuni consigli e indicazioni sempre validi. I corsi pre-parto offrono una serie di vantaggi per la gestante: forniscono tutte le Informazioni necessarie per affrontare il parto con consapevolezza e tranquillità, sfatando eventuali informazioni errate o distorte; insegnano tecniche di respirazione e rilassamento in grado di alleviare i dolori del travaglio; fornisconol’occasione per incontrare altre donne nella stessa situazione, conoscersi, scambiarsi esperienze e sensazioni; infine, poiché in genere i corsi sono tenuti all’interno della stessa struttura che ospiterà poi il parto, consentono alla futura mamma di familiarizzare con l’ambiente, con le ostetriche e con il resto del personale. È anche possibile, in molti casi,coinvolgere in questa esperienza il futuro papà, che potrà così essere maggiormente preparato al procedere degli eventi e dare più facilmente il proprio contributo alla nascita del bebè.

Per non farsi cogliere di sorpresa all’arrivo delle prime doglie, è preferibile preparare con un certo anticipo (almeno un mese prima della data prevista per il parto) una piccola valigia contenente l’occorrente per mamma e bambino. In genereogni struttura ospedaliera fornisce una propria lista degli oggetti considerati indispensabili, cui è possibile aggiungere qualche personale “genere di conforto” per il periodo di degenza: lettore e cuffie per ascoltare la propria musica preferita, salviette rinfrescanti e così via.

Le contrazioni preparatorie, che possono anticipare il momento del parto di varie settimane, sono causa di un grande numero di “falsi allarmi” e di viaggi a vuoto all’ospedale. È bene quindi imparare a distinguerle, così da capire facilmente quando è il momento giusto per presentarsi alla struttura prescelta per il ricovero. Le doglie vere e proprie, che annunciano l’inizio del travaglio, si susseguono a intervalli regolari di tempo, all’inizio ogni 30-15 minuti circa, poi via via sempre più ravvicinate, cioè intervallate da pause sempre più brevi; una volta iniziate, non si interrompono; il dolore è di crescente intensità e scompare tra una contrazione e l’altra. Al contrario, le “false” contrazioni compaiono a intervalli irregolari, in genere non sono dolorose e assomigliano ai crampi che si hanno durante il ciclo mestruale, non sono ravvicinate tra loro e possono cessare all’improvviso. In ogni modo, anche nel caso di “vere” contrazioni, di norma non è necessario precipitarsi all’ospedale: in genere si consiglia di attendere a casa fino a quando le contrazioni non si succedono a una distanza di circa 10 minuti, con una durata di circa 40–50 secondi.

La fase del travaglio è particolarmente impegnativa per il fisico della mamma, e può protrarsi per diverse ore; per questo motivo può essere utile cercare di recuperare le energie mangiando qualcosa, privilegiando alimenti particolarmentedigeribili ed energetici come un cucchiaino di marmellata o di miele, una zolletta di zucchero, una caramella o una fetta biscottata. Si tratta di cibi che contengono zuccheri semplici, in grado di fornire molto rapidamente energia all’organismo. Anche bere qualche sorso d’acqua può essere d’aiuto.

Imparare a respirare correttamente è un valido aiuto per limitare le sensazioni dolorose del parto; al tempo stesso, una respirazione controllata assicura la giusta ossigenazione alla mamma e al bebè. Fondamentale è mantenere un respiro calmo, lento e controllato, approfittando degli intervalli tra una contrazione e l’altra per inspirare a fondo con il naso espirando poi lentamente dalla bocca. Concentrarsi sul ritmo del proprio respiro contribuisce a placare l’ansia, fornisce nuove energie e favorisce l’attivazione delle endorfine, sostanze prodotte dall’organismo che rendono la futura mamma più resistente alla fatica, allo stress fisico e al dolore.

Non esiste una regola generale sulla posizione da assumere durante il parto: ogni donna ha la sua, e può scoprirla durante il travaglio cercando istintivamente la postura che le permette di sentire meno dolore. Si può provare a rimanere sdraiate, accovacciate o sedute, ma alcune donne trovano più rilassante raggomitolarsi oppure rimanere in piedi, muovendo qualche passo tra una contrazione e l’altra per scaricare la tensione muscolare.

Quando si prova dolore è una reazione naturale contrarre la muscolatura del corpo; questo però rischia di dar luogo a una sorta di circolo vizioso: più i muscoli (soprattutto quelli del basso ventre) si induriscono, più difficile diventa per il bambino farsi strada all’interno del canale del parto, più la nuova contrazione diventa dolorosa (e i tempi del travaglio si allungano). È quindi importante, nelle pause tra una contrazione e l’altra, cercare di rilassarsi il più possibile e di allentare la tensione del perineo, la fascia muscolare compresa tra ano e vagina.

La compagnia del futuro papà può essere utilissima, sia come sostegno psicologico in grado di rassicurare e infondere sicurezza, sia come supporto pratico per attenuare le sensazioni più dolorose, magari con un delicato massaggio nella parte bassa della schiena o sostenendo la mamma nella posizione che le risulta più gradita. Ma non è detto, talvolta, che il proprio partner sia la persona con cui la donna in questa particolare circostanza si trovi maggiormente a suo agio; se lo preferisce, non c’è nulla di male a chiedere che ad assistere al travaglio sia invece la propria madre o un’amica.

L'allattamento al seno

Un meccanismo perfetto: ora che il bambino è nato ha a disposizione il migliore degli alimenti possibili, il latte della mamma. I pregi e i vantaggi dell’allattamento naturale (non solo per il bambino, ma anche per la stessa madre) sono universalmente riconosciuti e riguardano una molteplicità di aspetti diversi: non solo quello strettamente nutrizionale, ma anche quello psicologico, medico, pratico e – perché no – anche economico. Quali sono, in sintesi, le virtù del latte materno? 

  • Il latte materno è “costruito” specificamente per le necessità nutrizionali di un lattante: contiene infatti tutti i nutrienti nella giusta quantità per garantire una crescita ottimale e la qualità dello sviluppo.
  • Ha una minore quantità di sali minerali rispetto al latte vaccino. Il ferro presente nel latte materno è meglio utilizzato grazie alla presenza di una particolare proteina, la lattoferrina, che permette all’organismo del bambino di assimilare il ferro molto più facilmente.
  • Anche le proteine del latte materno, presenti in un quantitativo 3 volte inferiore al latte vaccino, sono perfettamente assimilabili e ben tollerate.
  • È particolarmente ricco di acidi grassi polinsaturi essenziali (carenti nel latte vaccino), importanti per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina. Per garantire l’assimilazione dei grassi, nel latte della mamma è presente la lipasi, un enzima necessario per la digestione dei grassi, la cui produzione nell’organismo del neonato è ancora carente.
  • Oltre al lattosio il latte materno contiene particolari zuccheri (gli oligosaccaridi) assenti nel latte vaccino, che svolgono importanti funzioni protettive. In particolare favoriscono lo sviluppo della flora batterica intestinale utile per contrastare le infezioni gastrointestinali. Con il latte materno il bambino non riceve solo nutrienti, ma anche sostanze capaci di influenzare la sua crescita, di ottimizzare il suo sviluppo e di compensare l’immaturità del suo sistema immunitario. - Solo il latte umano contiene infatti alcune sostanze in grado di regolare la crescita, lo sviluppo e il funzionamento di particolari organi e apparati, come il fattore di crescita della pelle (EGF, Epidermic Growth Factor), il fattore di crescita nervosa (NGF, Neurological Growth Factor), e vari neuro peptidi che garantiscono il buon funzionamento di diversi organi.
  • Attraverso il suo latte la mamma ha la possibilità di passare al bambino anche anticorpi contro virus e batteri, fornendo fin da subito una maggiore protezione dalle infezioni.
  • Ma non basta: con il latte materno il bambino riceve anche enzimi, ormoni, cellule, sostanze ad attività antinfiammatoria, antinfettiva e immunomodulatrice.
  • Per questo l’allattamento al seno riduce il rischio di sviluppare nel tempo malattie come le infezioni gastrointestinali, respiratorie e delle vie urinarie, l’allergia, la celiachia, il diabete, l’obesità e le malattie cardiovascolari. 

Il latte materno è un vero e proprio sistema biologico con una composizione inimitabile, in grado di modificare i suoi nutrienti giorno dopo giorno, in risposta alle diverse esigenze di crescita del bambino Pratico e sempre pronto: anche i vantaggi pratici non sono certo da sottovalutare nell’allattamento naturale: un alimento sempre pronto e disponibile, alla giusta temperatura, che non richiede attrezzatura, in un “contenitore” perfettamente sterile e a “costo zero”… difficile inventare qualcosa di meglio!

 

  • È possibile preparare il seno all’allattamento con qualche delicato massaggio, in senso circolare dall’esterno verso il capezzolo o con leggere pressioni e frizioni, sempre convergendo in direzione del capezzolo.
  • Se i capezzoli sono piccoli e poco sporgenti, è sufficiente applicare un panno freddo poco prima della poppata per farli indurire e rendere più facile per il bambino attaccarsi.
  • La massima igiene è indispensabile: è necessario lavare quotidianamente il seno, senza utilizzare saponi o detergenti troppo aggressivi ed evitando sfregamenti che rischiano di irritare il capezzolo. Se possibile, l’ideale sarebbe lasciare asciugare il seno all’aria.
  • Per prevenire la disidratazione dei capezzoli è possibile applicare dopo la poppata qualche goccia di olio di oliva. Esistono anche apposite creme che possono dare sollievo in caso di irritazioni o ragadi.

 

L’allattamento al seno non è solo un momento dedicato all’alimentazione, ma anche un prezioso canale di comunicazione, di coccole e di intimità tra mamma e bambino. Per questo il momento della poppata dovrebbe essere vissuto nel modo più tranquillo possibile, in una posizione che assicuri la massima efficacia nell’assunzione e che permetta a entrambi di godersi questi attimi in tutta comodità. Per facilitare il bambino è bene ammorbidire l’areola con un po’ di latte e poi farlo attaccare, assicurandosi che la sua bocca sia ben aperta e che le gengive si stringano intorno a tutta l’areola, e non soltanto al capezzolo: questo permetterà al latte di fluire correttamente e di alimentare il bambino in modo completo, stimolando al tempo stesso un’ulteriore produzione da parte della mamma mamma- ed evitando eventuali ingorghi mammari. 

Queste alcune delle posizioni più utilizzate nell’allattamento: 

 

  • Distesa: si utilizza soprattutto nei primissimi giorni, in caso di cesareo, nelle poppate notturne o in generale se si è particolarmente affaticate.
  • Seduta: è la posizione più utilizzata; importante è trovare una sedia o una poltroncina comoda, che sostenga adeguatamente la schiena della mamma. Eventualmente si può sostenere il braccio su cui appoggia la testa del bambino con un cuscino inserito sotto il gomito.
  • “A rugby”: viene utilizzata soprattutto quando si devono allattare dei gemelli, ma alcune mamme la trovano utile soprattutto perché è un tipo di posizione che tende a prevenire l’ingorgo mammario. In questo caso la mamma, in posizione seduta, tiene il bambino accanto a sé, appoggiato su un cuscino e aderente al suo fianco, sostenendogli la testa con la mano, in una posizione che ricorda un po’ quella con cui i rugbysti trattengono la palla.

Se è vero che durante l’allattamento non si “mangia per due” è anche vero, per contro, che si “mangia in due”: ancor più di quanto accadeva durante la gravidanza attraverso il liquido amniotico, con l’allattamento il bambino accede per via indiretta a tutti gli alimenti assunti dalla mamma. Questa considerazione, comunque, riguarda soprattutto l’aspetto del gusto. Dal punto di vista della composizione del latte, invece, l’organismo della mamma (tranne nei rari casi in cui vi siano serie insufficienze alimentari) è in grado di mettere in atto una serie di meccanismi compensativi capaci di mantenere i contenuti nutrizionali nelle proporzioni ideali per il bambino, variandoli nel tempo in funzione della sua crescita e delle sue diverse esigenze. Certo, l’allattamento non è il momento giusto per porsi restrizioni alimentari: anzi, si consiglia diincrementare di circa 500 calorie al giorno la propria alimentazione abituale, per compensare il maggior dispendio energetico. Una dieta per riacquistare la linea perduta può insomma aspettare ancora qualche mese, così da non debilitare il fisico della mamma e da assicurare al piccolo tutto il latte di cui ha bisogno.

Seppure in modo blando e in forma mediata, i sapori degli alimenti assunti dalla mamma “passano” al latte,modificandone il gusto; un fatto positivo per il bambino, che in questo modo inizia fin da subito ad abituarsi ad aromi diversi e a sviluppare le sue capacità sensoriali e cognitive. Un’esperienza che sarà utile durante lo svezzamento, quando i nuovi sapori non risulteranno del tutto “nuovi”.

Quali sono gli alimenti che possono dare al latte materno un sapore sgradevole per il bambino? È davvero il caso di dire che è questione di gusti; anche i piccolissimi, peraltro, sono perfettamente in grado di mostrare la loro disapprovazione con smorfie, versetti, o addirittura rifiutando la poppata. Se questo avviene, nessun problema: si rifarà alla poppata successiva, dal momento che i sapori sgraditi sono destinati a scomparire in poche ore. In generale, comunque, questi sono i prodotti maggiormente “a rischio rifiuto”:

 

  • aglio, cipolla, porro, scalogno
  • cavolo
  • carciofo
  • peperone
  • asparagi
  • sedano
  • spezie piccanti e condimenti forti.

Non tutti i bambini sono uguali, l’eliminazione dalla dieta della mamma di questi alimenti va valutata in funzione della reazione del bambino alla poppata.

L’acido folico è una vitamina del gruppo B importantissima per lo sviluppo del sistema nervoso del feto, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza: una carenza di questa sostanza potrebbe infatti compromettere lo sviluppo del tubo neurale del nascituro. Per questo motivo, si consiglia alla mamma se possibile di iniziare ad assumere acido folico già alcuni mesi prima del concepimento, continuando poi per tutto il corso della gravidanza: in questo modo si riduce sensibilmente il rischio di malformazioni del feto quali la spina bifida. Su consiglio del proprio medico, è possibile assumere acido folico sotto forma di compresse; in ogni caso, è bene non farsi mai mancare quei cibi che ne sono particolarmente ricchi, come ad esempio verdure a foglia verde, cereali, lievito, asparagi, banane, limoni.

La prima fase della gravidanza - fino alla 14° settimana - è un periodo di grandissimi cambiamenti, seppure in gran parte non visibili dall’esterno, che riguardano tanto la mamma quanto il nascituro. Al termine del primo trimestre si riducono in modo significativo i rischi di un aborto spontaneo

Da “fagiolino” a bebè: alla 14° settimana il feto ha già sviluppato tutti i principali organi ed ha assunto l’aspetto di un essere umano: la testa è ancora molto grossa rispetto al resto del corpo, ma il volto si è già formato, come pure gli occhi, ancora chiusi poiché le palpebre sono in fase di sviluppo. Iniziano a svilupparsi i tessuti ossei e le gemme dei denti permanenti; i genitali esterni sono visibili (e l’ecografia potrebbe già rivelare il sesso del nascituro) e sono presenti le unghie sulle dita delle mani e dei piedi. In questa fase il feto è in grado di muoversi all’interno dell’utero, anche se le sue “acrobazie” non vengono ancora percepite dalla mamma: piega e stende braccia e gambe, contrae le labbra, gira la testa, sobbalza agli stimoli esterni e può anche avere il singhiozzo. Alla 14° settimana Peso: 48 grammi Lunghezza: 9 cm (testa-coccige) Battito cardiaco: 110-160 battiti al minuto

Nel primo trimestre il fisico materno deve adeguarsi a molti cambiamenti. - Fin dalle prime settimane il seno aumenta di volume e diventa più sensibile, mentre i capezzoli tendono ad assumere un colore più scuro. - L’aumento di peso, in questo periodo, è limitato (1/2 chili), ma potrebbe addirittura non verificarsi in caso di nausea e vomito particolarmente intensi. - Il cuore aumenta la sua attività, pulsando più velocemente e pompando un maggior volume di sangue: manterrà questi ritmi fino al termine della gravidanza. - L’utero si dilata, anche se nelle prime settimane questo sviluppo non sarà percepibile, se non, molto spesso, per un maggior stimolo a urinare. - Dopo una prima fase di grande turbolenza nell’attività ormonale, che può causare reazioni come sbalzi di umore, variazioni nello stimolo sessuale, mutamenti nel gusto e nell’appetito, la situazione incomincia a stabilizzarsi. - La vagina secerne un liquido trasparente, tipico della gravidanza. - Una sensazione di stanchezza e sonnolenza è frequente.

- Visita dal ginecologo, una volta al mese. - Prima ecografia. Di norma viene effettuata nel corso della prima visita (e comunque entro la 13° settimana). In questa sede il medico valuta l’impianto e lo sviluppo dell’embrione nell’utero, ne rileva il battito cardiaco e ne misura le dimensioni, oltre a controllare se la gravidanza è singola o gemellare. - Emocromo. Serve a diagnosticare un'eventuale anemia. - Test di Coombs. Quando il sangue della gestante è Rh negativo e quello del partner RH positivo, è possibile che quello del feto sia Rh positivo. In tal caso, l’organismo materno può produrre anticorpi in grado di distruggere i globuli rossi del bebè. L’esame ricerca questi anticorpi. - Rubeo Test. Consente di ricercare gli anticorpi per la rosolia. Un risultato positivo indica che la futura mamma ha contratto la malattia in passato e ora risulta immune. - Toxo test. Se è positivo, la gestante è immune alla toxoplasmosi. Se è negativo dovrà invece osservare alcune precauzioni per evitare di contrarla. - Glicemia. Serve a diagnosticare un eventuale diabete gestazionale. - Transaminasi. Valuta la funzionalità epatica. - Test dell'HIV e dell'epatite B e C. - Analisi delle urine, a cadenza mensile. Altri possibili controlli, da effettuare seguendo le indicazioni e i consigli del proprio medico, sono: - la traslucenza nucale (un esame ecografico che consiste nella misurazione dello spessore del tessuto sottocutaneo che si trova sulla nuca del feto e che fornisce una stima del rischio che il piccolo sia affetto da alterazioni cromosomiche quali la sindrome di Down e la trisomia 18) che viene effettuata intorno all'11ª settimana e di norma è associata al bitest, (misurazione della concentrazione nel sangue materno di due ormoni). I due test combinati consentono di individuare 82 feti portatori di alterazioni cromosomiche su 100, con il 5% di falsi positivi. - La villocentesi, che si effettua tra l’11ª e la 12ª settimana e consiste nel prelievo di alcune cellule dei villi coriali che contengono DNA dell'embrione, permettendo di diagnosticare eventuali anomalie cromosomiche e alcune malattie genetiche, come l'anemia mediterranea. - La creatininemia, per verificare il corretto funzionamento dei reni. - Il test del Cytomegalovirus, infezione che in gravidanza può provocare gravi malformazioni fetali, per verificare se la mamma risulta immune del virus. - Il tampone vaginale per la ricerca di Clamydia, Gardenerella Vaginalis e Streptococco Beta-emolitico: infezioni che comportano rischi per la salute del nascituro e vanno quindi trattate tempestivamente.

Intorno al terzo mese di gravidanza, le esigenze alimentari dell’organismo cominciano a cambiare: - Il fabbisogno quotidiano calorico si accresce di circa 300 calorie, la maggior parte delle quali è bene che provengano da carboidrati come pasta, pane o riso. - Aumenta il fabbisogno di proteine, ferro, acidi grassi omega-3 e calcio, indispensabili per il corretto sviluppo dell’embrione. È bene quindi favorire gli alimenti che ne sono ricchi, come pesce (specialmente quello azzurro), carne, latte e latticini. - Anche le richieste di sali minerali, fibre e vitamine (incluso l’acido folico) si accrescono: frutta e verdura fresche sono importanti fonti di tutti questi elementi. - Per condire è bene utilizzare l’olio extra vergine di oliva, che contiene buone quantità di vitamina E (un potente antiossidante naturale) e preziosi acidi grassi insaturi. - Soprattutto in corrispondenza della stagione calda possono verificarsi problemi di disidratazione, derivanti anche dalla minore capacità di autoregolazione della temperatura corporea e della sudorazione tipica della gravidanza. È bene quindi bere molto, privilegiando acqua o spremute di frutta (meglio se fatte in casa e senza zucchero).

La vitamina D, utile per favorire l’assorbimento del calcio e quindi per un corretto sviluppo di ossa e denti, è presente in alimenti come uova e formaggi, ma (caso unico tra le vitamine) può essere ottenuta anche attraverso un’altra via: l’esposizione alla luce (non necessariamente solare) attiva infatti nell’organismo umano la produzione di questo elemento. 40 minuti al giorno di esposizione alla luce possono fornire un quantitativo sufficiente di vitamina D, nel caso di persone di pelle chiara. Più la tonalità della carnagione si scurisce, più lungo è il tempo di esposizione necessario per ottenere questo risultato.

Il periodo che va dalla 15° alla 26° settimana di gravidanza è per molte mamme quello più piacevole: il pancione cresce, ma non è ancora tanto ingombrante da creare difficoltà e molti dei piccoli disturbi delle prime settimane si sono ormai acquietati. Intorno alla 26° settimana sulla mano del bambino sono già comparse le linee del palmo e le impronte dei polpastrelli. Il bebè continua la sua crescita: le proporzioni tra la testa e il resto del corpo iniziano ad avvicinarsi a quelle di un neonato, la pelle – seppure raggrinzita – ha preso colore, muscoli e ossa si stanno sviluppando. Anche i polmoni, seppure non completamente formati, stanno crescendo: al loro interno si vanno formando gli alveoli. Il cervello si sviluppa, tanto che intorno a quest’epoca i tracciati delle onde cerebrali sono già simili a quelli di un neonato. I suoi movimenti si fanno più marcati (ora è anche in grado di succhiarsi il pollice) e vengono percepiti dalla mamma in modo sempre più netto: calcetti e capriole che rappresentano per il feto una vera e propria “ginnastica prenatale”. Anche il papà, appoggiando una mano sul pancione, potrà iniziare a percepire i movimenti del bambino e a instaurare così un primo canale di comunicazione con lui. In questa fase, poi, i sensi del bambino incominciano ad affinare il loro funzionamento. - Udito: il bambino è ormai in grado di percepire non solo i rumori provenienti dal corpo della mamma, ma anche i suoni provenienti dall’esterno, distinguendo anche frequenze che il nostro orecchio non è in grado di cogliere. Questo significa che il bebè è in grado di riconoscere anche la voce del papà e di “ascoltare” musiche e canzoni: dopo la nascita, riconoscere questi stessi suoni potrà avere su di lui un effetto tranquillizzante. - Gusto: il bambino è ora in grado di deglutire e riconosce i sapori dolci e amari che caratterizzano il liquido amniotico, in cui sono disciolte le molecole degli alimenti assunti dalla mamma. In questo modo, anche dal punto di vista del gusto, mamma e bebè “condividono” le esperienze gastronomiche, tanto che – secondo quanto dimostrato da varie ricerche – è proprio in questi mesi che inizia a formarsi il futuro atteggiamento nei confronti del cibo; un motivo in più per la mamma per “educare” il nascituro a gusti e sapori diversi. - Tatto: la sensibilità al tatto, fino a qualche settimana prima limitata alla zona intorno alla bocca, si va ora estendendo a tutto il corpo: il feto percepisce sulla pelle i massaggi e le carezze che, dal ventre della mamma, si irradiano fino a lui attraverso il liquido amniotico. - Vista: il nervo ottico si forma molto presto, intorno all’ottava settimana, ma è solo nel secondo trimestre di gravidanza che le palpebre del bambino iniziano a dischiudersi. Questo gli consente di distinguere situazioni di oscurità e di luce: in caso di radiazioni luminose molto forti sulla pancia della mamma, il bambino tende a reagire distogliendo il viso e accelerando il battito cardiaco. Alla 26° settimana: Peso: circa 1 kg; Lunghezza: 25 cm (testa-coccige)

Nel secondo trimestre la crescita del “pancione” si fa più marcata e la gravidanza comincia ad essere evidente anche dall’esterno. - L’aumento di peso in questo periodo può arrivare a circa sei chili. - L’utero si ingrossa e spinge verso la gabbia toracica, che tende a sollevarsi. - Anche il seno cresce, non solo a causa del turgore, ma per un aumento del tessuto adiposo delle mammelle. - Aumenta il volume della parte liquida del sangue per sostenere lo sviluppo e la crescita del feto. Di pari passo, aumenta il lavoro richiesto al cuore della futura mamma, che deve pompare una quantità maggiore di liquido. - Può comparire sulla pelle la cosiddetta “linea alba”, una linea scura che va dall’ombelico verso il pube, “dividendo” il pancione a metà. È una manifestazione molto comune e del tutto innocua sia per la mamma sia per il bebé.

Continuano i controlli mensili dal ginecologo: - Di norma tra la 20ª e la 22ª settimana viene eseguita la seconda ecografia, chiamata “morfologica”, che serve a valutare l’anatomia del bambino per lo screening delle principali malformazioni. - Si ripetono a cadenza mensile gli esami delle urine. - Vengono ripetuti, se necessario, alcuni degli esami già effettuati nel primo trimestre: toxo-test (che viene effettuato ogni 30 giorni per tutta la gravidanza se il primo esame ha dato esito negativo), rubeo-test (se la mamma è risultata negativa, cioè non immune, al primo esame), test di Coombs (effettuato ogni mese se il sangue materno è RH negativo) - Nel corso del secondo trimestre (intorno al quarto mese) è il momento di valutare insieme al proprio medico l’opportunità di effettuare o meno l’amniocentesi. Questo esame permette di diagnosticare ogni eventuale alterazione cromosomica del feto (anche se non consente di escludere qualunque malattia o difetto di sviluppo). L’esame consiste in un prelievo di liquido amniotico effettuato attraverso l’addome materno, con un ago che viene guidato con l’aiuto delle immagini ecografiche per evitare di toccare il feto. Trattandosi di un test invasivo, l’amniocentesi comporta un rischio, seppure molto piccolo, di provocare un’interruzione della gravidanza. La percentuale di rischio in media è inferiore all’1% e dipende molto dall’abilità manuale dell’operatore che interviene.

Il secondo trimestre di gravidanza è quello in cui si registra l’aumento di peso maggiore: per questo motivo è ancor più opportuno continuare a seguire un’alimentazione completa e bilanciata, che fornisca tutti i nutrienti necessari ma che al tempo stesso non sovraccarichi il fisico della mamma. Meglio quindi attenersi ancor più strettamente alle regole-base. - Abbondare con la verdura fresca, magari all’inizio del pasto in modo da stimolare il senso di sazietà: oltre a non contenere grassi né zuccheri, la verdura offre anche il vantaggio di fornire un elevato quantitativo di acqua e di fibre, che contribuiscono ad alleviare eventuali problemi di stitichezza. - Non “saltare” mai la prima colazione: un intervallo di digiuno troppo lungo, come quello tra la cena e il pranzo del giorno successivo, può creare problemi a un fisico già impegnato in un super-lavoro; per contro, è stato dimostrato che l’abitudine a evitare il pasto del mattino è spesso collegata a fenomeni di sovrappeso. - Ricordarsi di bere molta acqua, in particolare se il clima è caldo, evitando invece bevande zuccherate e alcolici. - Limitare al massimo i grassi, che forniscono una grande quantità di calorie e, in proporzione, un minor apporto di altri elementi nutritivi; in particolare sarebbero da evitare salumi e formaggi grassi, mentre un cucchiaio di olio extravergine di oliva al giorno può dare un prezioso contributo in termini di antiossidanti. - Anche i dolci dovrebbero essere contenuti al minimo: non sono indispensabili per un’alimentazione completa e, per contro, possono indurre sbalzi glicemici che favoriscono il sovrappeso. Meglio orientarsi sulla frutta, che in più fornisce un consistente quantitativo di vitamine. - I carboidrati (pane, pasta, cereali) continuano a rimanere la base dell’alimentazione e i principali fornitori di energia. Se il peso tende però ad aumentare troppo rapidamente, è bene tenere sotto controllo la quantità, riducendo leggermente le porzioni, e soprattutto il tipo di condimenti: molto spesso si “incolpa” ingiustamente un piatto di pasta, quando il vero problema è un ricchissimo sugo ipercalorico. NO alla fretta: non è importante solo “quanto” e “cosa” si mangia, ma anche “come” lo si fa. Mangiare con calma, lentamente, prendendosi il proprio tempo, in un ambiente piacevole e rilassato offre una molteplicità di vantaggi: permette di raggiungere più facilmente il senso di sazietà, riduce eventuali problemi di digestione, porta a evitare snack fuori orario incontrollati. Se poi a questo tipo di pasto si riesce ad affiancare una leggera attività fisica, come una tranquilla passeggiata tutti i giorni, il “piano benessere” è davvero completo.

Inizia l’ultima fase della gravidanza: il pancione si fa sempre più pesante, il bambino ha meno spazio per muoversi, le prime avvisaglie del parto si fanno a mano a mano sentire. Fin dall’inizio del terzo trimestre, in caso di parto prematuro le probabilità di sopravvivenza del bambino sono buone, e aumentano progressivamente con il progredire delle settimane. Intorno alla 34° settimana il bambino è ormai perfettamente formato: le settimane che mancano al parto gli serviranno soprattutto per aumentare di peso e per completare lo sviluppo dei polmoni. Negli ultimi tre mesi di gravidanza si completa lo sviluppo di tutti gli organi del bambino; la pelle è rosea e perde lo strato lanuginoso che l’aveva ricoperta nei mesi precedenti; le unghie delle mani e dei piedi completano la loro crescita e sulla testa possono già essere cresciuti molti capelli. Fin dalla 30° settimana il bambino riesce a vedere e a mettere a fuoco; al momento della nascita, il suo campo visivo sarà di circa 20/25 cm.; in questo stesso periodo, nei maschietti, i testicoli scendono dall’inguine e raggiungono lo scroto. Con il passare del tempo, lo spazio a disposizione all’interno dell’utero è sempre meno e il bambino si muove con maggiore difficoltà; in genere tra la 34° e la 36° settimana effettua una rotazione completa del corpo che gli consente di assumere la posizione cefalica in preparazione al momento della nascita. Nell’intestino si è accumulata una sostanza verde-nerastra, il cosiddetto meconio: la sua prima popò, che sarà espulsa dopo la nascita o, talvolta, durante il parto. Alla 34° settimanabr>Peso: < circa 2,5 kg; Lunghezza: 32 cm (testa-coccige) Alla 40° settimana (data prevista del parto) Peso: circa 3/4 kg; Lunghezza: 35-37 cm (testa-coccige)

L’organismo materno si va adattando al sempre maggiore peso e ingombro del bambino e inizia a prepararsi al momento del parto. - L’aumento di peso nel trimestre si aggira intorno ai 5 chili. - Il seno incomincia a produrre il colostro, un liquido giallognolo e acquoso che costituirà il primo nutrimento del bambino, in attesa della montata lattea. - Il maggior peso dell’utero sulla vescica rende sempre più frequente lo stimolo a urinare. - Nell’ultimo periodo della gravidanza si incominciano a percepire degli indurimenti e contrazioni dell’utero, non dolorose, della durata di qualche decina di secondi: sono le cosiddette “contrazioni di Braxton-Hicks”, una sorta di “prova generale” dell’organismo. Queste contrazioni si fanno sempre più frequenti durante le ultime settimane, ma il loro manifestarsi non significa assolutamente che il travaglio stia per avere inizio. - La crescita del feto comprime verso l’alto il diaframma, causando spesso una fastidiosa sensazione di affanno; nelle ultime settimane, quando il bambino si è girato e ha ormai “impegnato” la testa nel canale del parto, questo fenomeno tende a migliorare. - La postura si modifica, inarcando la schiena all’indietro, e il baricentro si sposta in modo da controbilanciare il peso del pancione. - A mano a mano che la pancia cresce, l’ombelico si appiana sempre di più e, in alcuni casi, può arrivare a estroflettersi, ossia a “spuntare” a causa della notevole distensione dei tessuti. La sporgenza non crea comunque fastidi di alcun genere e, dopo il parto, l’ombelico ritorna nella sua posizione originale.

Proseguono le visite ginecologiche, a cadenza mensile o con una frequenza maggiore, se il medico curante lo ritiene opportuno. - Continua anche l’effettuazione dell’esame delle urine, a cadenza mensile, come pure, se necessario, il test di Coombs e il toxo-test. - Intorno alla 36°/37° settimana viene di norma effettuato un secondo test dell’HIV e dell’epatite B e C, dopo quello effettuato all’inizio della gravidanza. - Fra la 30ª e la 32ª settimana è generalmente programmata la terza ecografia, per mezzo della quale si verifica se il feto sta crescendo bene e se la sua posizione fa prevedere un parto naturale. - Con l’avvicinarsi della data del parto possono intensificarsi ulteriori controlli, a discrezione del medico, per tenere la situazione pienamente sotto controllo: ecografie supplementari, controllo del battito cardiaco fetale. - I controlli sulla pressione sanguigna si fanno più frequenti, dal momento che con l’avanzare della gravidanza aumentano le probabilità di ipertensione; questo consente di verificare che non vi siano rischi di pre-eclampsia, un disturbo potenzialmente grave che si manifesta tra l’altro con un forte rialzo della pressione. - Intorno alla 37° settimana il ginecologo potrebbe ritenere opportuna l’effettuazione di un tampone vaginale per diagnosticare un’eventuale infezione da streptococco beta-emolitico, rischiosa per il benessere di mamma e bimbo.

Da un lato il peso del pancione, che può creare problemi digestivi e di reflusso, dall’altro l’emozione e l’ansia legate all’avvicinarsi al momento del parto, che spingono in molti casi a sfogare sul cibo la propria agitazione: l’alimentazione della futura mamma nel terzo trimestre di gravidanza merita un’attenzione particolare. - In queste settimane il bambino assorbe una grande quantità di proteine e di ferro, che la mamma deve fornirgli attraverso la sua alimentazione: è bene quindi non farsi mancare carne (sia rossa che bianca), pesce (come il pagello e la mormora, particolarmente ricchi di ferro) e uova (che contengono inoltre fosfolipidi, acidi grassi utili per la formazione delle membrane cellulari del sistema nervoso). - Il ferro è presente anche in alcuni vegetali, come i legumi e gli spinaci, ma in una forma più difficilmente assimilabile dall’organismo. Poiché la vitamina C favorisce l’assimilazione di questo minerale, è possibile condire gli spinaci con il limone per ottimizzarne gli apporti nutritivi. - Poiché in questo periodo si può facilmente verificare un rialzo della pressione sanguigna è in ogni caso consigliabile limitare il consumo di sale; in sostituzione, per esaltare il sapore dei piatti si possono utilizzare erbe aromatiche. - Una costante sensazione di stanchezza è del tutto normale nell’ultimo trimestre. Una buona soluzione può essere una macedonia di frutta fresca (ricca di acqua, vitamine e sali minerali) arricchita da un cucchiaino di miele. - Per aiutare a combattere l’agitazione che può insorgere nella futura mamma è possibile mettere in tavola alimenti ricchi di triptofano, sostanza che ha la capacità di favorire il rilassamento: ne contengono in grande quantità, ad esempio, le arachidi, il tuorlo d’uovo, il pollo, le sarde, il latte e i formaggi in genere. Il latte, in particolare, contiene non solo triptofano ma anche calcio, sostanza che a sua volta esplica un effetto rilassante. - Per contribuire a proteggere il sistema cardiocircolatorio, sottoposto in questi mesi a un lavoro molto più intenso del normale, può essere utile alimentarsi con cibi ricchi di acidi grassi omega-3: il pesce, nelle sue principali varietà, ne è una fonte importantissima. Equilibrio innanzitutto! La regola principale per l’alimentazione della futura mamma è comunque quella del buon senso e dell’equilibrio: non è necessario negarsi il piacere di una fetta di torta, di un buon formaggio o di un bicchiere di vino, di tanto in tanto; basta limitare a poche occasioni questi piccoli strappi alla regola. Allo stesso modo qualunque alimento, se assunto in quantitativi eccessivi può risultare dannoso: un consumo troppo intenso di cereali integrali come la crusca, ad esempio - anche se ci sono problemi di stipsi - può diminuire l’assorbimento di minerali preziosi per la crescita del bambino e il benessere della futura mamma, come ferro, calcio, rame e zinco.

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